Nell’adulto si nasconde l’adolescente (oltre il bambino interiore)
C’è qualcosa di profondamente umano nel non finire mai davvero di crescere.
Lo diciamo spesso agli altri come una battuta: “Dentro di me ho ancora sedici anni”. Ma forse non è una metafora. Forse esiste davvero una parte adolescente che continua ad abitare in noi, silenziosa, ostinata, a volte persino invisibile.
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Alla scoperta dell’adolescente interiore
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<li><a href="#adolescente">Adolescente</a></li>
<li><a href="#scegliere">La crescita</a></li>
<li><a href="#consigli">Consigli finali</a></li>
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<a name="adolescente">Adolescente</a>
È quella parte che si entusiasma troppo in fretta.
Che si sente capita da una canzone ascoltata di notte.
Che cambia idea cento volte.
Che desidera essere vista senza sapere bene come mostrarsi.
Che si ribella al mondo intero.
L’adolescenza non è soltanto un’età biologica. È una frontiera emotiva. Un luogo interiore dove convivono fame di libertà, paura del giudizio, bisogno d’amore e voglia di diventare qualcuno prima ancora di sapere chi.
E no, non sparisce con gli anni.
Resta nelle scelte impulsive che facciamo anche da adulti.
Nella nostalgia improvvisa per qualcosa che non tornerà.
Nel bisogno di sentirci speciali.
Nel desiderio quasi infantile di essere scelti, ascoltati, riconosciuti.
Perfino nelle persone più razionali sopravvive un adolescente segreto.
A volte emerge nei momenti peggiori: quando ci sentiamo esclusi, quando reagiamo con rabbia, quando fingiamo indifferenza per proteggerci. Altre volte invece è la parte più viva di noi: quella che crea, sogna, si innamora senza calcolare troppo le conseguenze.
Forse maturare non significa uccidere quell’adolescente interiore.
Forse significa imparare a conviverci.
Dargli spazio senza lasciargli il volante.
Ascoltarlo senza diventare suoi prigionieri.
Perché dentro ogni adulto equilibrato esiste ancora qualcuno che vuole correre via, cambiare tutto, iniziare da capo. E dentro ogni persona apparentemente forte vive ancora qualcuno che teme di non essere abbastanza.
La verità è che cresciamo intorno alle nostre fragilità, non lontano da esse?
E forse è proprio questo il punto: l’adolescente che sopravvive dentro di noi non è un errore del sistema. È la prova che una parte del nostro essere continua a cercare autenticità, intensità, possibilità.
Cerchiamo ancora di sviluppare un adulto?
<a name="crescita">La crescita</a>
L’adulto che stiamo ancora cercando di diventare esiste?
Forse la domanda più onesta non è “quando si diventa adulti?”, ma: si finisce mai davvero di diventarlo?
Per anni immaginiamo l’età adulta come un approdo. Un punto preciso della vita in cui tutto dovrebbe finalmente avere ordine: identità stabile, decisioni chiare, equilibrio emotivo, sicurezza. Pensiamo che a un certo momento arriverà una versione definitiva di noi stessi, capace di sapere sempre cosa fare.
Poi cresciamo.
E scopriamo che gli adulti non sono creature concluse. Sono persone che continuano a negoziare con le proprie paure, con i desideri, con le ferite del passato e con le possibilità del futuro.
Dentro molti di noi esiste ancora un adulto incompleto. Non nel senso di immaturo, ma nel senso più umano del termine: un essere ancora in costruzione.
C’è un adulto che deve ancora imparare a mettere confini senza sentirsi in colpa.
Un adulto che deve capire come restare vulnerabile senza rompersi.
Un adulto che deve smettere di chiedere il permesso per esistere davvero.
A volte passiamo metà della vita cercando di costruire un personaggio credibile: efficienti, forti, controllati, lucidi. Ma sotto quella superficie continua a vivere qualcosa che non ha ancora trovato una forma definitiva.
Forse perché diventare adulti non significa smettere di cambiare.
Significa assumersi la responsabilità della propria evoluzione.
L’adulto autentico non è quello che non ha dubbi.
È quello che riesce a restare presente anche mentre cambia pelle.
È qualcuno che comprende che la maturità non coincide con la perfezione, ma con la capacità di guardarsi senza scappare.
E allora sì: probabilmente c’è ancora un adulto che deve emergere.
Uno più sincero? Meno costruito?
Meno guidato dalla paura di deludere?
Più capace di scegliere invece di reagire?
Chi riesce a rispondere a questi quesiti?
Ogni volta che smettiamo di vivere soltanto per sopravvivere o per essere approvati cerchiamo di essere adulti.
Ogni volta che rinunciamo a una maschera che ci proteggeva ma ci teneva lontani da noi stessi cerchiamo di essere adulti.
Forse crescere davvero è questo: permettere all’adulto che potremmo essere di avere finalmente spazio.
Non quello perfetto ma quello reale!
<a name="consigli">Consigli finali</a>
Conclusione
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Ricercatrice dello Spirito, Channeler ed Esperta in Pranoterapia.
Amo Insegnare, formare operatori, divulgare, scrivere e viaggiare.
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