L’intervista: Come hai scoperto l’energia pranica?

come ho scoperto l'energia pranica

Jara, pranoterapeuta e operatore pranico da oltre 20 anni rivela la sua origine

“Ci sono esperienze che iniziano molto prima che siamo in grado di comprenderle e per me è stato così…”

Oggi in questa puntata speciale, intervistiamo Jara, presidente del Centro Studi Pranici e da oltre 20 anni pranoterapeuta, autrice e divulgatrice del mondo del prana.

Puoi approfondire gratuitamente nel triplo formato video, audio e scritto che trovi scorrendo questa pagina.

La mia storia

Imbarazzo

L’imbarazzo prima della comprensione

Fin da bambina sentivo che nelle mie mani c’era qualcosa di particolare. Erano sempre molto calde e sudavano continuamente. A scuola bagnavo i fogli, i quaderni e i temi. Era una caratteristica che avrebbe potuto mettermi in imbarazzo, ma, forse perché sono sempre stata una bambina solare e curiosa, non l’ho mai vissuta come un difetto. Ci scherzavo sopra e continuavo a essere semplicemente me stessa.

Solo molti anni dopo avrei capito che quella particolarità aveva un significato molto più profondo.

Il primo episodio che ricordo con chiarezza risale agli anni delle scuole medie. Mia madre soffriva spesso di febbri reumatiche e di forti coliche renali. Quando il dolore diventava intenso, mi chiedeva di appoggiare le mani sulla zona che le faceva male.

Io non sapevo nulla di energia, né tantomeno di Prana.

Facevo semplicemente quello che una figlia farebbe per la propria madre: cercavo di darle conforto.

Restavo in silenzio con le mani appoggiate sul suo corpo. Sentivo un calore intenso attraversarle, accompagnato da una sensazione difficile da descrivere, come un flusso sottile che sembrava muoversi tra me e lei. Non avevo le parole per raccontarlo, ma percepivo che stava accadendo qualcosa.

Dopo qualche minuto mia madre mi diceva che stava meglio. Il dolore diminuiva, riusciva a rilassarsi e spesso si addormentava.

Per me era semplicemente la normalità.

Non mi chiedevo come fosse possibile. Sentivo soltanto che quel gesto aveva un effetto benefico.

Con il tempo ho continuato a portare dentro di me quella sensazione. Non cercavo spiegazioni, perché non ne avevo bisogno. Mi limitavo ad ascoltare ciò che il corpo mi faceva percepire.

Anni dopo, durante il mio percorso di ricerca interiore e di crescita spirituale, ho incontrato il concetto di Prana, l’energia vitale presente in ogni essere vivente.

In quel momento molti ricordi hanno iniziato a trovare il loro posto.

Ho compreso che quel calore che avevo sempre sentito nelle mani non era soltanto una caratteristica fisica. Era una sensibilità che mi accompagnava fin dall’infanzia e che, senza saperlo, stavo già utilizzando.

Ripensando oggi a quei momenti, mi emoziona sapere che la vita mi stava già indicando una direzione.

La cosa più bella è che non ho mai etichettato quella mia particolarità come qualcosa di negativo.

Ho avuto la fortuna di crescere accanto a persone che non hanno mai alimentato la paura o il giudizio. Nessuno mi ha fatto sentire “sbagliata” per quelle mani sempre calde o per quel sudore continuo. Questo mi ha permesso di vivere quella caratteristica con naturalezza, senza cercare di nasconderla.

Ricordo ancora quando, durante l’inverno, aspettavo l’autobus per andare a scuola. Dalle mie mani usciva addirittura il vapore per quanto fossero calde. Invece di metterle in tasca o nasconderle nei guanti, ridevo con le mie amiche mostrando quella curiosa particolarità.

Oggi mi rendo conto che un altro bambino avrebbe potuto vivere tutto questo con vergogna.

Io, invece, ho scelto inconsapevolmente di accogliere ciò che ero.

Credo che questa sia stata una delle lezioni più importanti della mia vita.

Molte volte ciò che inizialmente ci sembra un limite può trasformarsi nella nostra più grande risorsa.

Con gli anni ho imparato a conoscere sempre meglio il Prana attraverso lo studio, la pratica e l’esperienza diretta. Ho iniziato a osservare il respiro, le sensazioni del corpo e quei movimenti sottili che emergono quando impariamo davvero ad ascoltarci.

Ho scoperto che il corpo comunica continuamente.

Attraverso il respiro.

Attraverso il calore.

Attraverso le percezioni.

Comnprensione pranica

La consapevolezza del prana

L’energia parla, ma lo fa con un linguaggio delicato che richiede presenza e ascolto.

Curiosamente, proprio quando ho iniziato a praticare con maggiore consapevolezza il lavoro sul Prana, anche quel sudore continuo delle mani ha iniziato a diminuire. Quella che per tanti anni era stata una manifestazione molto intensa è diventata sempre più equilibrata.

Come se, comprendendo meglio quell’energia, avessi imparato anche a viverla in modo più armonioso.

Guardando indietro, sento una profonda gratitudine.

Per quella bambina che non ha avuto paura di essere diversa.

Per mia madre, che inconsapevolmente mi ha permesso di fare le prime esperienze con l’energia.

E per la vita, che spesso ci prepara molto prima di quanto possiamo immaginare.

Oggi so che alcune esperienze arrivano prima della comprensione.

Prima ancora delle spiegazioni.

Prima ancora delle parole.

E forse è proprio questo il loro valore.

Ci invitano a fidarci di ciò che sentiamo, anche quando la mente non riesce ancora a comprenderlo.

Perché quando impariamo davvero a osservare, ad ascoltare e a sentire, ci accorgiamo che l’energia ha sempre qualcosa da raccontarci.

Conclusione

Amate la vostra unicità dell’essere e le vostre esperienze perché vi stanno preparando alla vostra missione anche se ancora non lo avete percepito.

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